«Di questo luogo ci siamo innamorate soprattutto per la luce». È da qui che Daniela Gazzini e Cristina Cattaneocominciano a raccontare la nascita di ViVi Ora, il nuovo bistrot inaugurato negli spazi di Explora, a Roma. Una luce che scende dall’alto, attraversa gli ambienti e ne modifica l’atmosfera con il trascorrere delle ore. Poi il giardino, raccolto e sorprendentemente silenzioso, a pochi passi da Piazza del Popolo. Due qualità che hanno suggerito alle fondatrici di ViVi ciò che questo spazio avrebbe potuto diventare.
È una sensibilità che appartiene alla loro storia imprenditoriale fin dalle origini. Non cercare semplicemente un indirizzo nel quale aprire un ristorante, ma riconoscere il carattere di un luogo, comprenderne le possibilità e costruirvi intorno una nuova esperienza di ospitalità.
Diciotto anni di attività, sei indirizzi e una precisa idea di ristorazione, cresciuta attraverso scelte che hanno privilegiato la personalità dei contesti rispetto alla ripetizione di formule collaudate. Un percorso nel quale lo sguardo di due donne ha saputo coniugare intuizione, capacità progettuale e concretezza imprenditoriale.

Sei indirizzi, sei modi di interpretare Roma
La storia comincia nel 2008, quando Daniela e Cristina decidono di cambiare vita e inaugurano il primo ViVi a Villa Pamphili. Il parco diventa parte dell’esperienza gastronomica, tra cucina biologica, picnic sull’erba e il piacere di trascorrere il tempo all’aperto.
Seguono Le Serre, nell’antico complesso di Villa Blumenstihl a Monte Mario, dove vetro, vegetazione e architetture novecentesche compongono un ristorante-giardino dall’identità botanica. Con ViVi Piazza Navona, ospitato a Palazzo Braschi, sede del Museo di Roma, il progetto incontra il patrimonio storico della Capitale. A Palazzo Bonaparte, ViVi Piazza Venezia recupera invece le suggestioni dei caffè letterari parigini degli anni Venti. Nel 2025 arriva ViVi Galleria Borghese, dove la proposta gastronomica dialoga con uno dei più importanti patrimoni artistici della città.
Cinque interpretazioni differenti dell’ospitalità, alle quali oggi si aggiunge Explora, quarto indirizzo legato a un’istituzione culturale. La continuità del marchio non passa dunque attraverso l’uniformità degli ambienti. Ogni apertura possiede una propria fisionomia, mentre a renderla riconoscibile è una comune idea di accoglienza, accompagnata da una cucina informale, attenta alla qualità degli ingredienti e al piacere della convivialità. In un settore nel quale la crescita viene spesso affidata alla replicabilità dei format, Daniela e Cristina rivendicano una libertà progettuale che comporta scelte precise.
«Ci sono due compromessi che non siamo disposte ad accettare: aprire in luoghi brutti, anonimi, privi di anima, e rinunciare alla qualità e alla genuinità di quello che portiamo in tavola». La loro è una collezione di indirizzi diversi, uniti da una riconoscibilità che prescinde dagli arredi e dalle architetture.
«Abbiamo clienti che, anche nell’arco della stessa giornata, passano da un ViVi all’altro e ci raccontano di sentirsi sempre a casa. La cosa più bella è che ciascuno ha il suo ViVi del cuore, quello in cui si riconosce di più». Una fedeltà che lascia spazio alle preferenze individuali e restituisce valore alla diversità delle singole destinazioni.
L’impresa femminile e la forza di restare differenti
Dietro questa crescita c’è un sodalizio che dura da diciotto anni. Un rapporto professionale e personale nel quale le differenze hanno richiesto, nel tempo, un continuo lavoro di equilibrio.
«La nostra scommessa più grande è stata capire che il successo di un’impresa non può prescindere dall’equilibrio personale di chi la guida».
Daniela e Cristina raccontano la propria esperienza senza ricorrere alla rappresentazione idealizzata dell’intesa perfetta. Essere socie non significa condividere necessariamente idee, ritmi o priorità. Significa piuttosto imparare a riconoscere le esigenze dell’altra, rispettarne i cambiamenti e, quando necessario, saperle lasciare maggiore spazio.
«Un sodalizio imprenditoriale, soprattutto quando è così lungo e intenso, assomiglia molto a un matrimonio: non basta scegliersi all’inizio, bisogna continuare a scegliersi e lavorare sul rapporto ogni giorno».
In questa riflessione c’è una lettura femminile che merita attenzione, lontana dalle semplificazioni sulla naturale predisposizione delle donne alla cura o alla sensibilità. Il loro successo racconta soprattutto la capacità di governare le differenze, prendere decisioni condivise e conservare la propria individualità all’interno di un’impresa comune. Una maturità che trova una corrispondenza anche nella filosofia di ViVi: costruire un’identità solida senza chiedere a ogni nuova realtà di assomigliare alla precedente.
ViVi Ora, un’architettura da abitare
Per comprendere la particolarità della nuova apertura bisogna conoscere Explora. Inaugurato nel 2001, negli spazi di un ex deposito tranviario, è un museo interattivo dedicato ai bambini da 0 a 11 anni, nel quale la conoscenza passa attraverso il gioco e la sperimentazione. Scienza, tecnologia, sostenibilità ambientale, arte e ricerca diventano occasioni di scoperta grazie a percorsi e installazioni che incoraggiano curiosità, osservazione e apprendimento diretto.
Un contesto già caratterizzato da una forte vocazione esperienziale, al quale ViVi Ora aggiunge una dimensione ulteriore, capace di coinvolgere le famiglie e, allo stesso tempo, di rivolgersi a un pubblico indipendente dalle attività museali.
Il progetto di interior design è affidato all’architetto Andrea Magnaghi, che accompagna il marchio fin dal primo bistrot. Per Explora immagina un ambiente nel quale convivono suggestioni dei grandi viaggi in Oriente, riferimenti agli anni Settanta e una ricercata varietà di materiali, colori e arredi.
Sotto gli alti soffitti, grandi lampade in tessuto giallo ocra, sospese a differenti altezze, disegnano un cielo di lanterne. Il verde Gio Ponti delle strutture metalliche incontra il bordeaux dei banconi, il calore del legno e gli intrecci delle sedute in vimini. Tessuti geometrici, mattonelle artigianali e dettagli vintage arricchiscono uno spazio movimentato, nel quale gli elementi decorativi mantengono un equilibrio sorprendentemente disteso.
La luce naturale, protagonista dell’intuizione iniziale, trova negli specchi e nelle superfici una continua possibilità di rifrazione. Sul soppalco, una lounge più intima recupera le atmosfere dei salotti degli anni Settanta, tra divani verde oliva e un originale elemento bar in legno degli anni Cinquanta. Le opere della giovane artista romana Mia De Pascalisintroducono richiami esotici e suggestioni cittadine, mentre gli allestimenti di Antonia Flowers completano il progetto attraverso il verde decorativo.
All’esterno, il giardino custodisce una dimensione ancora diversa. Alberi, lavanda, salvia e altre piante aromatiche accompagnano un ampio dehors, pensato per accogliere pranzi, aperitivi e cene all’aperto.
Ne deriva un ambiente articolato, nel quale è possibile scegliere atmosfere differenti senza perdere la percezione di un insieme coerente. Una qualità che rende ViVi Ora particolarmente interessante: la ricchezza degli spazi non compromette il senso di quiete, ma offre diversi modi di viverla.

Dalla colazione a mezzanotte, oltre i tempi del museo
Anche la proposta gastronomica segue la pluralità di occasioni offerte dal nuovo indirizzo.
La cucina è affidata alla chef Federica Grillanti, che parte da una matrice mediterranea aprendosi alle influenze asiatiche e sudamericane. Verdure, preparazioni vegetali, ingredienti biologici e piatti di ispirazione internazionale convivono in un menu pensato per accompagnare momenti diversi della giornata, dal brunch alla cena.
La pasticceria biologica Borboletta, guidata dalla pastry chef Francesca Cascia, firma l’offerta dolce, mentre la head bartender Sara Paternesi cura una proposta di miscelazione che affianca ai classici cocktail una selezione di signature drink.
ViVi Ora è aperto dal martedì alla domenica, dalle 9 a mezzanotte. Una scelta che ne chiarisce la destinazione: non soltanto un servizio di ristorazione collegato a Explora, ma uno spazio capace di intercettare occasioni e pubblici diversi. Dalla colazione al pranzo di lavoro, dal pomeriggio trascorso in famiglia all’aperitivo, fino alla cena.
«Abbiamo visto l’opportunità di creare un luogo capace di vivere indipendentemente dal museo, dalla mattina fino a tarda sera, accogliendo famiglie, giovani, professionisti e chiunque abbia voglia di ritagliarsi un momento piacevole».
A questa versatilità si aggiungono due condizioni particolarmente preziose nel centro di Roma: la tranquillità di un giardino protetto dal traffico e la disponibilità di un ampio parcheggio sul retro del locale. Explora amplia così le proprie possibilità di frequentazione, mentre ViVi Ora acquisisce una collocazione singolare nella geografia della ristorazione romana: uno spazio che dialoga con la cultura, ma non dipende esclusivamente dai suoi tempi e dai suoi visitatori.
La libertà di scegliere dove crescere
Nel percorso di Daniela e Cristina, l’attenzione ai luoghi si accompagna a un modello d’impresa che ha progressivamente assunto anche impegni di carattere sociale e ambientale. Dal 2020 ViVi è una Società Benefit e dal 2022 è certificata B Corp, riconoscimento riconfermato nel 2026. La crescita, tuttavia, resta sottoposta a una condizione che le fondatrici considerano irrinunciabile: la coerenza tra i risultati economici e l’identità del progetto.
«Naturalmente siamo imprenditrici e i numeri devono funzionare, ma non vogliamo che la crescita ci porti a sacrificare ciò che rende speciale ogni progetto. Preferiamo rinunciare a un’opportunità piuttosto che aprire un locale nel quale non ci riconosciamo».










