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Internazionalizzare con gusto: così le Marche portano il loro agroalimentare nel mondo
di Selena Vacca
3 ottobre 2025
La Regione si distingue per dinamismo e capacità di fare sistema. Sempre più presente nei mercati internazionali, è pronta a raccontarsi anche all’estero nella sua autenticità
C’è un’Italia che guarda oltre i confini non solo per farsi conoscere, ma anche e soprattutto per attrarre nuove fette di mercato, con la forza della propria identità e delle proprie tradizioni alimentari e gastronomiche. Un Paese che affonda le radici nelle realtà locali, ma che mantiene – nello stesso tempo – uno sguardo orientato al futuro, con una naturale attitudine globale. In questo scenario, le Marche si confermano come uno dei modelli più brillanti: una regione che ha saputo dare le ali a questa vocazione internazionale, distinguendosi per dinamismo e capacità di fare sistema. Un territorio dove la qualità sta dimostrando di poter rappresentare un ponte verso il mondo, in grado di dialogare e connettere realtà diverse tra di loro.
Una legge organica
Non parliamo solo di iniziative isolate, ma di un approccio integrato che ha fatto dell’esaltazione dei prodotti distintivi una vera e propria cifra comunicativa. La narrazione che ne scaturisce è quella di una realtà sempre più presente nei mercati internazionali, pronta a raccontarsi anche all’estero nella sua autenticità. A questo proposito, la Regione Marche è stata tra le prime a dotarsi di una legge organica per l’internazionalizzazione, la L.R. 30/2008. Un testo che ha segnato l’inizio di un percorso di crescita e che ha messo al centro la promozione del sistema economico interno in tutti i suoi aspetti, compresi quelli ambientali, turistici e culturali, preservando – al contempo – l’unitarietà dell’immagine regionale. Ha segnato un ulteriore, importante, passo di questo cammino la costituzione, nel 2021, dell’Agenzia per il Turismo e l’Internazionalizzazione delle Marche, uno strumento funzionale che opera con azioni di promozione e valorizzazione, e che ha l’obiettivo di rafforzare la competitività delle aziende regionali al di là delle frontiere. Nell’agroalimentare, questo significa aiutare gli imprenditori a posizionarsi sulle piattaforme estere non solo come “esportatori di prodotti”, ma come ambasciatori di un modello di sviluppo, fuori dagli ordinari e compassati circuiti.
Esplorare nuovi mercati
La Regione ha poi stipulato una convenzione ad hoc con la Camera di Commercio delle Marche (DGR n. 133/2023), puntando su Paesi ritenuti “ad alto potenziale” per i prodotti marchigiani. L’obiettivo è duplice: da un lato consolidare le posizioni già acquisite, dall’altro esplorare piazze commerciali emergenti. Il tutto, in una cornice tesa ad assicurare un accesso diretto a nuove opportunità, e a rafforzare – in contemporanea – la transizione verso un paradigma sempre più tecnologico e digitalizzato per le PMI.
Sul punto, la stessa regione Marche ribadisce nei propri bandi per l’internazionalizzazione che le piccole e medie imprese “rappresentano il cuore del tessuto produttivo marchigiano ed hanno una spiccata vocazione per l’export”. Accompagnare le imprese, quindi, significa dare sostegno nella “definizione di strategie innovative di marketing e commerciali, attività fondamentali per lo sviluppo sui mercati esteri, specialmente per le PMI, che non sempre dispongono degli strumenti necessari per realizzare autonomamente importanti processi di innovazione in questi ambiti”.
Le Marche, terra al plurale
di Elvia Gregorace
3 ottobre 2025
Terra ancora inesplorata e generosa, Le Marche racchiudono tesori enogastronomici di grande valore, dal vino al cibo, che ne fanno una meta imperdibile per chi ama sapori veri e identitari
Le Marche sono l’unica regione d’Italia a mantenere un nome al plurale, che etimologicamente richiama i “marchesati”, ovvero i confini, terre di passaggio, di sintesi e di incontro. Da questa identità plurale nasce la loro straordinaria ricchezza. Tra i personaggi illustri nati in questa terra emergono figure di calibro internazionale: l’educatrice Maria Montessori, il cui metodo didattico è ancora oggi adottato in tutto il mondo; il temerario motociclista Valentino Rossi; il raffinato compositore Gioachino Rossini e l’inimitabile Giacomo Leopardi. Proprio Leopardi, in una lettera al padre Monaldo durante un soggiorno in Emilia-Romagna, elogia i vini della sua terra natale, sostenendone la superiorità rispetto a quelli che stava sorseggiando in quel momento. Non a caso, le Marche sono ancora oggi una terra in parte inesplorata, incontaminata e profondamente generosa.
Dal Verdicchio al ciauscolo
Qui cresce uno dei vitigni bianchi più longevi e celebrati: il Verdicchio. Il vino che se ne ricava si distingue per riflessi verdognoli, provenienti da un grappolo medio, sferoidale, con buccia lievemente pruinosa. Il sorso è fresco, dalla spiccata acidità, ideale per l’invecchiamento: con il tempo sviluppa aromi minerali, talvolta sorprendenti, come pietra focaia e cherosene. Secondo una leggenda, Alarico, re dei Visigoti, si dissetò con il Verdicchio prima di calare su Roma nel 410 d.C. Accanto al Verdicchio spiccano altri vitigni autoctoni come la Passerina e il Pecorino, oggi riscoperti e apprezzati in tutta Italia. La gastronomia marchigiana è parte integrante dell’identità regionale e trova eco persino nelle opere di Leopardi, che nello Zibaldone osserva quanto l’assuefazione e l’opinione influenzino il gusto, anche in materia di sapori, sottolineando la variabilità dei giudizi non solo tra individui, ma anche all’interno dello stesso individuo nel tempo. Un’osservazione acuta che apre le porte ai sapori della memoria, della consuetudine e del territorio.
Il grande mosaico della cucina marchigiana
Tra i piatti iconici troviamo i vincisgrassi, pasta all’uovo a strati con ragù, besciamella e parmigiano, risalenti al XVIII secolo, il cui nome sembra derivare dal generale austriaco Windisch-Graetz; il ciauscolo IGP, salume tipico delle zone montane, morbido e spalmabile, profumato di aglio e vino; il coniglio in porchetta, insaporito con aglio, pepe, vino e finocchietto selvatico; le olive all’ascolana, street food ante litteram, nate nell’Ottocento nelle cucine nobiliari di Ascoli Piceno; lo stoccafisso all’anconetana, cucinato con patate, pomodori, olive e acciughe, eredità dei commerci marittimi. Tra i dolci, spiccano la cicerchiata, preparazione carnevalesca di palline di pasta fritte e ricoperte di miele, il cui nome richiama le cicerchie, antichi legumi locali, e il frustingo, dolce natalizio delle aree interne, a base di fichi secchi, noci, uvetta, canditi, mosto cotto e spezie. La cucina marchigiana è un mosaico costruito nei secoli grazie alla presenza dei contadini e dei pastori, che hanno custodito i saperi della terra, dei monasteri, dove si sperimentavano conserve e dolci, delle corti rinascimentali, che hanno raffinato le ricette locali, e delle influenze esterne: veneziane, per i traffici marittimi; austriache, durante l’epoca napoleonica; e napoletane, nel tardo Medioevo, tramite scambi culturali e alleanze nobiliari. Una stratificazione storica che ha lasciato impronte profonde anche nella cucina. Un viaggio nelle Marche, come scrisse Guido Piovene, non può essere frettoloso: solo chi sa rallentare scopre le sue meraviglie.
La grande ristorazione marchigiana
di Redazione
3 ottobre 2025
Regione relativamente piccola, le Marche sono una meta imperdibile dal punto di vista enogastronomico. Tradizione e innovazione si fondono dando vita a piatti profondamente identitari a ogni livello
La ristorazione marchigiana si conferma un punto di riferimento nel panorama enogastronomico italiano. Regione relativamente piccola, che custodisce una sorprendente varietà di paesaggi e culture culinarie: dalle colline vitate dell’entroterra fino alle coste dell’Adriatico.
La Guida Michelin negli ultimi anni ha acceso i riflettori su questo territorio, che oggi conta undici stelle e due prestigiosi premi speciali, a testimonianza di una cucina che sa coniugare eccellenza, sostenibilità e creatività. Al vertice spicca lo chef Mauro Uliassi, che con il suo ristorante di Senigallia si pregia di tre stelle Michelin, simbolo di eccellenza assoluta.
Una cucina profondamente legata al mare e alla tradizione marinara marchigiana, capace di emozionare con rigore e innovazione. Sempre a Senigallia brilla il due stelle di Moreno Cedroni, la Madonnina del Pescatore, che fonde suggestioni mediterranee e orientali, consolidando la città come autentica capitale gastronomica della regione.
La tradizione contadina e la sperimentazione contemporanea
Accanto ai due giganti di Senigallia, la Regione accoglie altri sei ristoranti con stelle michelin.: Nostrano a Pesaro, Andreina a Loreto, Arcade e Retroscena a Porto San Giorgio, Il Tiglio a Montemonaco e Dalla Gioconda a Gabicce Monte.
Ognuno racconta un volto diverso delle Marche: il mare, la montagna, la tradizione contadina e la sperimentazione contemporanea. Questo mosaico di esperienze conferma la pluralità gastronomica della regione, capace di parlare linguaggi diversi pur restando fedele alle proprie radici. La Michelin non assegna solo stelle ma anche riconoscimenti tematici. Nelle Marche emergono due realtà esemplari.
La Stella Verde del Il Tiglio di Montemonaco, dove lo chef Enrico Mazzaroni valorizza ingredienti locali e stagionali con un approccio sostenibile.
Il Premio Passion Dessert è invece stato riconosciuto al Riva Restaurant di Numana, guidato dal pastry chef Antonio Lerro, che ha trasformato la pasticceria in un momento centrale dell’esperienza gastronomica. La forza della cucina marchigiana risiede nella sua capacità di unire tradizione e innovazione. Ricette identitarie come i vincisgrassi, l’oliva all’ascolana o il brodetto vengono reinterpretate con creatività, senza perdere autenticità.
Non solo alta cucina: osterie, trattorie e agriturismi contribuiscono a custodire e tramandare il patrimonio gastronomico popolare, attirando un turismo sempre più interessato a esperienze autentiche.
La ristorazione ambasciatrice delle produzioni locali
La ristorazione non è soltanto cultura, ma anche leva di sviluppo economico e turistico.
Le cucine stellate creano indotto e fungono da ambasciatori delle produzioni locali: dal tartufo di Acqualagna al Verdicchio, dall’olio extravergine ai formaggi dei Sibillini.
In un’epoca in cui i consumatori sono sempre più attenti a qualità e sostenibilità, le Marche hanno l’opportunità di rafforzare la propria immagine come regione capace di offrire eccellenza a 360 gradi: paesaggi, ospitalità e cucina. La fotografia scattata conferma le Marche come terra di alta gastronomia, dove maestri riconosciuti e giovani talenti convivono e crescono insieme.
Una ristorazione che non si limita a servire piatti, ma costruisce storie ed emozioni, legando indissolubilmente cucina e territorio. Le Marche non sono solo una regione da visitare, ma da assaporare: un viaggio che parte dalla tradizione e guarda al futuro, con la consapevolezza che la cucina resta uno dei linguaggi più potenti per raccontare l’identità di un popolo.
Donne. Visioni, Traguardi e Segni di Rinascita
Dal 5 al 7 settembre a Bracciano un evento al femminile fra gusto e solidarietà
28 agosto 2025
Bello il titolo, ancor più bella l’idea. Dal 5 al 7 settembre Bracciano, il borgo laziale affacciato sull’omonimo lago, sarà teatro di una tre giorni dedicata alla creatività, alla forza e alla rinascita delle donne. Un evento che intreccia arte, imprenditoria e impegno sociale. L’iniziativa, promossa e organizzata da Sportello Centro Donna – Pandora Onlus, Politiche di Genere, Rete LIA – Associazioni Femminili del Territorio e Comune di Bracciano, debutterà venerdì 5 settembre con “Donne e Segni di Rinascita – Cena Solidale” nel Giardino del Pozzo Bianco, una cena gourmet ideata da Sarah Bugiada, chef e patronne di Erbacce Lab – Cucina e Dispensa Selvatica, con la partecipazione di chef e produttori locali: sapori locali e contaminazioni, accompagnati dai vini di Cantina Morichelli e Cantine Capitani.
Non mancherà l’intrattenimento musicale a cura di Enrico Cresci, autore, arrangiatore e musicista che vive a Bracciano, con un “super gruppo” di artisti e musicisti che si esibiranno gratuitamente.
La serata porterà avanti così il tema delle connessioni, da tempo al centro dello spirito di Erbacce Lab, che ospita spesso eventi, presentazioni e vernissage di mostre di illustrazioni che hanno come filo conduttore l’elemento femminile. coinvolte anche in altre attività della manifestazione.
Sempre venerdì 5 settembre, nel Chiostro degli Agostiniani al mattino si terrà il vernissage della mostra “Traguardi”, ideata e curata per la sezione illustratrici da Silvia Crocicchi, e nel pomeriggio uno spettacolo teatrale. Per tutta la durata della manifestazione, il chiostro ospiterà in esposizione le opere ispirate ai traguardi femminili realizzate da illustratrici provenienti da tutta Italia; accanto ad esse, l’allestimento “Visioni” accoglierà gli stand di imprenditrici del territorio che espongono i loro prodotti e servizi incentrati su creatività, originalità e innovazione.
Domenica 7 settembre, si chiude con lo spettacolo teatrale “Belle si Nasce”, regia e testi a cura di Marina Garroni, con Marina Garroni ed Elisa Lambertucci, in collaborazione con Generazione Musica: un racconto in parole e musica che celebra la bellezza autentica e la forza silenziosa delle donne.
Contributo di partecipazione a partire da 50 euro (donazione diretta all’Associazione seguendo le indicazioni fornite da Erbacce Lab, che può essere incrementata a piacere)
Posti limitati – si consiglia la prenotazione anticipata.
Info e prenotazioni:
Erbacce Lab – tel. 379.2268596 erbaccelab22@gmail.com
Bob Fest 2025: la Calabria al centro del mondo
23 giugno 2025
Andoi Luis Aduriz, Albert Adrià, Tala Bashmi, nuova voce della cucina mediorientale contemporanea, Vaughan Mabee, uno dei più acclamati chef della Nuova Zelanda, Belu Melamed, voce emergente della pasticceria latino americana.
Sono solo alcuni degli ospiti internazionali che saranno presenti alla quinta edizione del Bob Fest, che si svolgerà a Roccella Jonica, tra il Porto delle Grazie, lo storico Castello Carafa e la panoramica Tenuta Torre Vèdera dal 28 al 30 giugno prossimi.
Nomi sufficienti per capire cosa sia diventato in cinque anni l’evento che Roberto Davanzo e sua moglie Anna Rotella, avevano concepito nel 2021, in un momento critico per la ristorazione: l’idea era quella di ospitare alcuni dei professionisti del settore per stimolare la coesione e a far tornare le persone in Calabria. Da subito la decisione di donare parte del ricavato in beneficienza alla Fondazione AIRC.
In cinque anni il Bob Fest è diventato una vera macchina da guerra, il più importante festival regionale dedicato alla ricerca oncologica tra cultura, cucina e contaminazioni.
L’edizione 2025 ospiterà 400 professionisti del mondo enogastronomico provenienti da tutta Italia e dall’estero – chef, pizzaioli, pasticceri, bartender, vignaioli, produttori e aziende e prenderà il via il 28 giugno con un evento privato all’interno di Castello Carafa, nel cuore di Roccella.
Domenica 29 giugno, il porto turistico di Roccella Jonica si trasformerà in un grande Food & Culture Village affacciato sul mare. Tra le banchine troveranno spazio più di 400 stand che accoglieranno aziende agricole, gastronomie, pizzerie, chef, vignaioli, bartender e pastry chef. Non mancheranno showcooking, talk & masterclass di vario genere e concerti all’aria aperta.
Gran finale il 30 giugno presso la Tenuta Torre Vèdera, con una cena di gala riservata a 150 ospiti e firmata da chef, pizzaioli e pastry chef di fama internazionale.
Ricchissimo e di alto profilo il parterre italiano: tra gli altri Gianfranco Pascucci, Anthony Genovese, Nino Di Costanzo, Errico Recanati, Luca Abbruzzino, Nino Rossi, Caterina Ceraudo, Ivano Veccia, Francesco Martucci.
INFO E BIGLIETTI
29 giugno – Porto di Roccella Jonica dalle ore 19:00
Ingresso: 125€ (100€ in prevendita) – il contributo di 5€ per ogni biglietto venduto sarà devoluto direttamente alla ricerca oncologica sostenuta dalla Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro ETS
30 giugno – Cena di Gala – Tenuta Torre Vèdera ore 20:00
Ingresso: 250 € – posti limitati (la vendita partirà una settimana prima dell’evento)
Per la lista completa di tutti gli ospiti del festival e ulteriori dettagli: https://www.bobfest.it/
Festa a Vico 2025: È tempo di assaporare e far del bene
21 maggio 2025
“È tempo di emozione e condivisione, una festa nata tra amici oggi racconta l’evoluzione della cucina italiana e celebra il valore dei nostri territori”, così lo chef Gennaro Esposito, patron de La Torre del Saracino, ha sintetizzato la filosofia di Festa a Vico 2025, la kermesse che dal 9 all’11 giugno prossimi trasformerà Vico Equense in un ristorante a cielo aperto. La kermesse, ideata da Esposito 22 anni fa, unisce grandi nomi della cucina italiana in nome della condivisione, del gusto e della solidarietà. Anno dopo anno l’evento ha allargato il suo raggio d’azione e quest’anno il programma è più ricco e articolato che mai. Più di 300 chef italiani e internazionali, 50.000 presenze attese, oltre 100 eccellenze enogastronomiche.
Il tema 2025 sarà “È tempo di”. Un invito a rallentare, assaporare, condividere, a vivere la bellezza della Costiera Sorrentina, fatta di incredibili materie prime, piatti che raccontano la memoria e il futuro della cucina italiana.
Fra le tante novità il premio Sostanza, in collaborazione con Forbes, dedicato ad artigiani e piccoli produttori di tutta Italia che con il loro lavoro danno sostanza e identità alla filiera agroalimentare italiana.
Lunedì 9 giugno si terrà Bites of Italy, la cena organizzata in collaborazione con La Cucina Italiana per promuovere la candidatura della cucina italiana a patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Tra i protagonisti Massimo Bottura, Gennaro Esposito, Carlo Cracco, Franco Pepe, Ana Roš, Quique Dacosta.
Martedì 10 giugno sarà la volta de La Repubblica del cibo oltre 200 postazioni animeranno piazze, vie, negozi, portoni e vicoli di Vico Equense, offrendo un itinerario unico per assaporare il meglio della cucina tradizionale italiana. Per la prima volta una sezione speciale all’interno del chiostro della S.S. Trinità sarà interamente dedicata alle osterie e trattorie storiche d’Italia – custodi di memoria, identità e sapori autentici – con la partecipazione di Trattoria del Cimino dal 1895 (Caprarola, VT), La Brinca (Ne, Genova), Trattoria da Burde (Firenze), Osteria della Villetta dal 1900 (Palazzolo sull’Oglio, BS), Trattoria Visconti (Ambivere, BG), Osteria del Mirasole (San Giovanni in Persiceto, BO), Trattoria Ai Due Platani (Parma), Trattoria Pennestri (Roma), Ristorante Battaglino (Bra, CN), Mimì alla Ferrovia (Napoli)
Mercoledì 11 giugno l’evento clou sarà invece Una Promessa è una Promessa. La Torre del Saracino di Gennaro Esposito ospiterà alcuni tra i più promettenti giovani della cucina italiana.
Come ogni anno l’intero incasso sarà devoluto a importanti realtà benefiche: Fondazione Umberto Veronesi ETS ; ALTS ITALIA ETS ODV – Associazione per la Lotta ai Tumori del Seno; San Patrignano – Società Cooperative Sociale; Fondazione Sostenitori Ospedale Santobono; Fondazione Luna Blu
Tutti i dettagli di modalità di partecipazione e donazione saranno disponibili su festavico.com e sui siti delle associazioni coinvolte.
Scoprire i Vini Rosé: un Tour Esclusivo dall’ Hotel St. Regis Rome alle Boutique di Via Borgogno.
Tra enoturismo, moda e fiori!
5 maggio 2025
“Rose Rosè” 2025: un piacevole tour che darà modo di scoprire alcuni dei migliori vini rosé provenienti da rinomate cantine del Lazio, della Toscana, delle Marche e della Puglia. La manifestazione, alla sua 3° edizione, vede in particolar modo due appuntamenti: il 7 maggio all’Hotel St. Regis Rome, dove alle 18.00, si terrà il Talk “Il turismo esperenziale nel mondo del vino (rosè)” parleranno Antonio Barrèca, Direttore Generale Federturismo, Margherita Puri Negri Responsabile Comunicazione e Marketing Retreat & Glamping Terre di Sacra-Capalbio, Claudia Palmira, artista newyorkese espositrice a Rose Rosè, Giuseppe De Martino, Presidente della Sezione Industria del Turismo e del Tempo libero di Unindustria e Andrea Amoruso Manzari, ideatore di Rose Rosé 2025 Roma e Milano, Organizzatore de La Vendemmia Roma e Firenze. Modera Manuela Zennaro giornalista enogastronomica, direttore di Excellence Magazine, Collaboratore de La Repubblica e Delegata Lazio Associazione Nazionale Donne del Vino.
“L’enoturismo” specifica Amoruso Manzari “non solo arricchisce la conoscenza del vino, ma crea anche un legame più profondo con il territorio e le tradizioni, rendendo ogni visita un’ esperienza memorabile” A seguire, nelle splendide sale dell’hotel avrà luogo il tradizionale Wine Tasting dei vini rosè selezionati. Mentre l’8 maggio protagonista sarà Via Borgognona, con la sua storia affascinante che si intreccia con lo sviluppo urbanistico e culturale della città. La via è allestita, per l’occasione da bellissime Rose e le boutique di noti brand nazionali e internazionali, che aderiranno alla rassegna ospiteranno le cantine delle Regioni menzionate per le degustazioni dei loro Rosè.
Rose Rosè è patrocinata da Regione Lazio, Comune di Roma e Confcommercio.
Pasta e basta!
25 marzo 2025
Un imperativo che “non lascia scampo”. Ma questa volta non è davvero una punizione. Dietro lo slogan, infatti, c’è un originale progetto promosso da JRE – Jeunes Restaurateurs, l’associazione che al 1974 riunisce oltre 400 ristoratori da 16 paesi europei al motto “talento e passione”, e Pastificio dei Campi, uno degli ultimi interpreti dell’antica arte del fare pasta che da più di 500 anni si perpetra a Gragnano, per festeggiare 11 anni di collaborazione. Alla base dell’iniziativa la volontà di esaltare e promuoverela pasta artigianale di alta qualità con ricette ispirate alla tradizione italiana.
I due marchi hanno chiesto agli chef JRE di creare piatti di pasta che sintetizzassero sia le loro identità che le influenze regionali, con un formato a sorpresa inviato loro dal pastificio. Ma la ricetta doveva rispondere ai due criteri cardine dell’iniziativa: valorizzazione della pasta e di almeno un ingrediente locale e ricetta semplice, facilmente replicabile a casa.
All’appello hanno risposto oltre 40 chef di diversi Paesi europei (Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Serbia, Slovenia, Spagna, Svizzera e Regno Unito). Per l’Italia sono scesi in campo Alessandro Tormolino, Ruggiero Doronzo, Stefano Pinciaroli, Federico Pettenuzzo e Daniel Canzian attuale presidente dei Jeunes Restaurateurs.
Sono stati create più di 40 ricette, che nei prossimi mesi verranno pubblicate sul sito web e sull’app JRE, invitando tutti gli appassionati di cucina a sperimentare nuovi gusti e nuovi profumi e scoprire che basta un pizzico d’inventiva per dare nuova linfa ai piatti della tradizione. In anteprima per Excellence magazine la ricetta di Daniel Canzian
Pasta mista, canocchie e code di gambero rosso
Ingredienti per 4 persone:
320 g pasta mista
200 g canocchie Squilla Mantis
200 g gamberi rossi
30 g yuzu Kosho
20 g aglio fresco
150 g pomodori camone
50 g vino bianco
100 g passata di pomodoro
olio d’oliva
Cuocere a vapore le canocchie; sgusciarle per estrarre la polpa e mettere da parte. Sgusciare i gamberi rossi, tagliarli a pezzetti di 1 cm e metterli da parte. In una casseruola far rosolare delicatamente lo yuzu kosho e l’aglio fresco con un filo d’olio. Aggiungere i carapaci dei gamberi rossi e delle canocchie, far rosolare, sfumare con il vino bianco, quindi aggiungere i pomodori Camone tritati e un po’ di concentrato di pomodoro. Cuocere per 5 minuti, quindi frullare il composto, filtrarlo e trasferirlo in una pentola pulita. Cuocere la pasta mista in acqua bollente salata, togliere a metà cottura e terminarla nel sugo di canocchie e gamberi rossi. Lasciare che la pasta assorba bene il condimento in modo che si amalgami bene. Impiattare adagiando sulla pasta la polpa di canocchia e le code di gambero rosso crudo.
QUI IL VIDEO PER LA RICETTA
Surgiva, mezzo secolo di stile
18 marzo 2025
Un traguardo importante, cinquant’anni di storia per Surgiva, l’acqua che sgorga da una sorgente in alta quota nel cuore del Parco Naturale Adamello Brenta e che è da sempre un’icona di stile. Tutto comincia con una piccola produzione a Carisolo, in Trentino, nel 1975 ma la vera svolta per arriva nel 1988, quando il Gruppo Lunelli, realtà di riferimento nel settore del beverage di alta gamma, acquisisce il marchio e ne guida l’evoluzione con una strategia ben precisa, la ricerca di eleganza, esclusività e sostenibilità. In controtendenza rispetto all’uso diffuso della plastica, Surgiva introduce la prima bottiglia in vetro bianco con tappo a vite, dal caratteristico “graffio”. Una scelta che coniuga raffinatezza e responsabilità ecologica. Il suo profilo leggero e il gusto neutro la rendono ideale per l’alta ristorazione, tanto da essere riconosciuta come acqua ufficiale dell’Associazione Italiana Sommelier (AIS). Oggi, Surgiva è distribuita nei migliori ristoranti e hotel in Italia e nel mondo, con una forte espansione all’estero: nel solo 2024 è stato registrato un incremento del 40%.
L’azienda mantiene un impegno concreto per la sostenibilità: sgorga nel Parco Naturale Adamello Brenta, collabora con la SAT (Società Alpinisti Tridentini) monitorando i ghiacciai del Trentino e ha raggiunto la Carbon Neutrality nel 2024, grazie all’uso esclusivo di energia rinnovabile e al riciclo del 98% dei rifiuti. Con quasi 40 milioni di bottiglie prodotte nel 2024 e una presenza in 40 paesi, Surgiva si conferma un marchio simbolo di eccellenza, equilibrio con il territorio e innovazione sostenibile. «Siamo orgogliosi di celebrare questo importante anniversario, 50 anni di storia fedeli alla nostra missione di valorizzare un’acqua minerale di eccellenza, lavorando nel rispetto dell’ambiente e in armonia con il territorio» commenta Matteo Lunelli, Presidente di Surgiva. «Un ringraziamento speciale va a tutti coloro che hanno reso possibile questo successo, dai nostri collaboratori ai clienti che ci scelgono ogni giorno».
Giandujotto IGP: il traguardo è vicino
13 marzo 2025
Ci vorrà tempo ma alla fine la battaglia sarà vinta. «Ipotizzo un gianduiotto di Torino Igp per il 2026». Così ha concluso il maestro cioccolatiere Guido Castagna che ha lanciato l’idea nel 2017, al termine della riunione di pubblico accertamento (questo il termine tecnico) del disciplinare del Giandujotto IGP svoltosi l’11 marzo all’hotel Best Western Luxor di corso Stati Uniti a Torino. Eventuali opposizioni, da inviare al Ministero dell’Agricoltura dovranno essere presentate entro 30 giorni. Dopo di che la palla passerà alla Commissione Europea, fino alla pubblicazione definitiva sulla Gazzetta Ufficiale. Ci sono rischi di grandi impedimenti? Tutto sommato no. Caffarel (ora marchio Lindt) ha fatto mettere a verbale la sua invenzione del giandujotto nel 1865, e la registrazione del marchio nel 1972 come “autentico gianduiotto di Torino”, dichiarando la propria “riserva di opposizione”, chiedendo una tutela per il marchio Caffarel precisando, però, di non volersi opporre alla certificazione IGP del gianduiotto. Per Caffarel è importante la tutela europea del marchio. Stesso discorso farà il Piemonte con il suo “gianduiotto di Torino”.
Ma cosa prevede il disciplinare del giandujotto IGP (con la j) ?
Forma: deve riprendere il cappello di Gianduja: prisma triangolare con spigoli arrotondati, peso da 4 a 12 grammi per quelli estrusi o stampati, da 8 16 grammi per quelli modellati a mano.
Colore: uniforme marrone, marrone/rossiccio, lucido od opaco.
Odore: il giandujotto deve avere un odore intenso di nocciola tostata, cacao e cioccolato, sapore dolce intenso con leggero finale amaro, dall’aroma intenso e persistente con sensazioni di nocciola tostata, cacao, cioccolato e vaniglia. In bocca dovrà morbido, solubile e adesivo, con astringenza molto scarsa.
Ingredienti: nocciola Piemonte I.G.P. tostata dal 30% al 45%, zucchero dal 20 al 45%, cacao minimo 25%.
Modellaggio: a mano, per estrusione (colato direttamente su piastre senza l’uso di stampi) o con lo stampaggio in appositi stampi.
Luogo di produzione: deve essere obbligatoriamente prodotto in Piemonte, in quanto “legato al territorio dove è nato e alla sua tradizione storica”.
Incarto: in foglio di alluminio, a mano o macchina, entro 12 ore al massimo dal raffreddamento.
Logo: sulla confezione deve presentare una linea che rappresenta i due lati della sezione trasversale del giandujotto; la scritta Giandujotto di Torino deve essere in carattere Times New Roman. Unici colori ammessi bianco e nero.
«L’IGP, ne sono convinto da sempre, farà vendere più giandujotti a tutti», chiosa Castagna, «che abbiano o meno l’Indicazione geografica protetta. Perché il giandujotto nel mondo indentifica il Piemonte, e chi viene qui vuole portarsi a casa qualcosa di tipico. Il gianduiotto può invadere il mondo». Un’altra perla targata made in Italy.
A Modena il convegno
"No alcool? No party"
10 marzo 2025
ONAV e Confcommercio Modena organizzano il convegno “No alcool no Party? Bere bene, bere giusto, bere il giusto”, che si terrà sabato 15 marzo presso l’Auditorium di Confcommercio. L’evento, patrocinato dal Comune di Modena, mira a sensibilizzare il pubblico sul consumo consapevole di bevande alcoliche, affrontando temi legati alla salute, alla sicurezza stradale e all’impatto sociale delle nuove normative del Codice della Strada. Il convegno vedrà la partecipazione di esperti provenienti da diversi settori. Medici specializzati forniranno informazioni sugli effetti dell’alcol sulla salute fisica e mentale, mentre il Colonnello L. Ceccarelli e il Capitano F. Leone dei Carabinieri di Modena illustreranno le nuove disposizioni legislative, i sistemi di rilevazione e le sanzioni per i reati legati all’abuso di alcol alla guida.
Un altro tema centrale sarà l’impatto sociale del consumo di alcol, soprattutto nei giovani e nei frequentatori di locali pubblici. Si discuterà di come il nuovo Codice della Strada abbia generato preoccupazione tra i consumatori, riducendo il consumo di bevande alcoliche più per timore delle sanzioni che per una reale consapevolezza del bere responsabile. Gli organizzatori vogliono fare chiarezza su un fenomeno che rischia di essere influenzato da disinformazione, sottolineando che un consumo moderato e consapevole rimane possibile. Nel pomeriggio, il convegno approfondirà gli aspetti tecnici della dealcolazione del vino. Il Dott. A. Brunelli, enologo del Consorzio tutela vini Valpolicella, spiegherà i processi di riduzione dell’alcol nei vini, mentre il Dott. Vito Intini, Presidente ONAV, guiderà una degustazione di vini parzialmente o totalmente dealcolati, offrendo un’esperienza diretta ai partecipanti.
L’evento è gratuito e aperto a tutti coloro che vogliono approfondire il tema del bere consapevole. Confcommercio Modena sottolinea che il nuovo Codice della Strada ha avuto un impatto sui consumi, ma ribadisce che la soluzione non è demonizzare l’alcol, bensì promuovere una cultura del bere responsabile. Il convegno si propone quindi come un momento di riflessione per superare la disinformazione e valorizzare un approccio equilibrato al consumo di bevande alcoliche.
Crisi nel mondo del caffè, Goppion: "Serve essere uniti"
6 marzo 2025
Goppion Caffè, storica torrefazione alle porte di Treviso, lancia un appello all’intera filiera del caffè per affrontare la crisi attuale attraverso l’unione e la diffusione della cultura del prodotto. Il settore sta attraversando una profonda trasformazione a causa dell’aumento incontrollato del prezzo del caffè, che ha raggiunto un record di 4 dollari per libbra, con un incremento del 200% dal 2020.
Le cause di questo rincaro sono molteplici: il cambiamento climatico ha compromesso i raccolti nei principali Paesi produttori, come Brasile e Vietnam; la domanda di caffè, soprattutto specialty, è cresciuta rapidamente in Asia e Medio Oriente; le speculazioni finanziarie hanno destabilizzato il mercato; infine, i costi di trasporto sono aumentati a causa della crisi delle rotte commerciali, in particolare nel Canale di Suez. Tutti questi fattori hanno portato a un forte rialzo del prezzo finale, spesso frainteso dai consumatori, che tendono ad accusare baristi e torrefattori di speculazione. Secondo la famiglia Goppion, è essenziale promuovere la cultura del caffè, così come si fa per il vino e il cibo.
Il consumatore deve conoscere l’intera filiera, dal chicco alla tazzina, per comprendere il valore del prodotto e giustificarne il prezzo. Baristi e torrefattori devono informare con precisione sul tipo di caffè servito, stimolando curiosità e consapevolezza. L’unica soluzione è unire le forze per trasformare la crisi in un’opportunità di crescita. Goppion invita l’intero settore a puntare sulla qualità, educando il pubblico e spiegando che l’aumento dei prezzi riflette il duro lavoro di chi coltiva, seleziona, tosta e prepara il caffè. Solo con un’azione collettiva si potrà dare alla tazzina il giusto riconoscimento culturale ed economico.
La nuova era Tassoni
3 marzo 2025
Secondo l’ultimo report di Diageo, multinazionale del bevarage, una delle tendenze del 2025 fra la Generazione Z sarà lo zebra striping, ovvero l’alternanza di bevande alcoliche e no alcol nella stessa occasione di consumo, in modo da favorire un maggiore idratazione e permettere al fegato di assorbire meglio l’alcol. Il trend è partito dal Regno Unito ma sembra stia prendendo piede anche in Italia. I dati dell’IWSR – International Wine & Spirits Research – dicono che il mercato internazionale dell’analcolico registrerà una crescita di oltre 4 miliardi di dollari entro il 2028. E il discorso non riguarda soltanto i giovani, bere consapevolmente è ormai un diktat e termini come sobrelier e flexibevitori, faranno sempre più parte del lessico dei wine lover. Modello healthy, salutare a 360°, dunque, dal cibo alle bevande. Non è un caso che una delle aziende più attente all’evoluzione dei consumi come il Gruppo Lunelli, abbia immesso recentemente sul mercato dei prodotti dal basso contenuto calorico e alcohol free. Ecco che arriva il restyling di un’icona del made in Italy, la mitica cedrata Tassoni (dal 2021 l’azienda fa parte del gruppo Lunelli) che prodotta con i cedri “Diamante” provenienti dalla Calabria e caratterizzata dall’inconfondibile bottiglia “a buccia di agrume”, è dal 1956 “il luxury soft drink italiano per eccellenza”. La Cedrata è ora disponibile in versione Zero, per offrire “il lusso di osare” con zero zuccheri e zero calorie. Accanto alla Cedrata Zero due creazioni biologiche pensate per la mixology, la Tassoni Limonata La Biologica e Tassoni Pompelmo Soda La Biologica, frutto degli studi del Mastro Erborista di casa Tassoni e pensate per rispondere alle richieste di bevande di alta qualità realizzate con le migliori materie prime naturali.