Quality First 2027: la qualità prima di tutto, anche nel metodo

La quinta edizione del riconoscimento di Excellence sarà curata da Sara De Bellis. Quindici categorie, un riconoscimento speciale e criteri definiti per leggere realtà diverse con parametri diversi. Senza classifiche, podi o vincitori: Quality First continua a costruire una mappa della qualità nel Lazio.

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La quinta edizione del riconoscimento di Excellence sarà curata da Sara De Bellis. Quindici categorie, un riconoscimento speciale e criteri definiti per leggere realtà diverse con parametri diversi. Senza classifiche, podi o vincitori: Quality First continua a costruire una mappa della qualità nel Lazio.

Quality First non è un premio. È un riconoscimento. Non c’è un vincitore assoluto, non esiste un podio e le realtà selezionate non vengono messe in fila dalla prima all’ultima.

È così che Quality First è nato ed è così che arriva alla sua quinta edizione: come strumento di osservazione e valorizzazione di imprese, professionisti e insegne che esprimono qualità con continuità, identità e capacità di evolvere.

Per il 2027 il riconoscimento entra in una nuova fase, affidata alla cura di Sara De Bellis, chiamata a lavorare sull’impianto complessivo della selezione, sulle categorie e sulla definizione dei criteri che ne accompagneranno il lavoro. Non cambia la natura del progetto. Si mette maggiormente a fuoco il metodo. Perché “qualità” è una parola semplice solo in apparenza. E, soprattutto, non significa la stessa cosa quando si osservano una pasticceria, una pizzeria al taglio, un’enoteca, un cocktail bar o un’insegna che attraversa da decenni la storia di un territorio. Quality First riparte proprio da qui.

Una base comune. Parametri diversi.

La selezione mantiene una matrice condivisa: qualità della proposta, identità e coerenza, servizio ed esperienza, territorio e filiera, capacità imprenditoriale e comunicazione del valore.  I criteri vengono declinati in funzione delle categorie, perché mettere a confronto attività diverse attraverso uno schema identico produrrebbe una valutazione formalmente semplice e sostanzialmente debole.

La qualità di una pasticceria passa inevitabilmente dalla materia prima, dalla tecnica, dall’equilibrio e dalla continuità produttiva. Quella di un’enoteca coinvolge selezione, competenza, servizio e capacità di interpretare un territorio e una clientela. In un progetto di Design & Experience entrano invece spazio, funzione, comfort, servizio e relazione tra ambiente e pubblico.

Quindici categorie per leggere un settore che cambia

L’assetto 2027 comprende 15 categorie: Pasticcerie, Gelaterie, Design & Experience, Street Food, Pizzeria al Piatto, Pizzeria al Taglio, Catering, Panetterie e Bakery, Bar, Banchi di mercato, Enoteche, Gastronomie e Botteghe, Cocktail Bar, Insegne Storiche, Identità & Comunicazione Food. A queste si aggiunge il riconoscimento speciale Macellerie – Omaggio al Mattatoio, legato alla XIII edizione di Excellence e alla sua sede alla Pelanda, nell’ex Mattatoio di Testaccio.

Alcuni interventi sulla griglia raccontano con particolare chiarezza la direzione intrapresa. Ad esempio. la categoria Pizza si divide in Pizzeria al Piatto e Pizzeria al Taglio. Una distinzione necessaria per leggere separatamente due modelli produttivi, gastronomici, di servizio e d’impresa che hanno linguaggi propri. Impasto, materia prima e cottura restano centrali, ma cambiano contesto, fruizione e relazione con il cliente.

Interior Design evolve in Design & Experience. Perché un locale non è soltanto ciò che si vede. È ciò che funziona (o non funziona) quando viene davvero vissuto: flussi, servizio, atmosfera, leggibilità, comfort e coerenza tra progetto e identità.

Entra poi Identità & Comunicazione Food, dedicato brand, imprese, giornalisti, comunicatori, creator, divulgatori e progetti editoriali cui venga riconosciuta la capacità di costruire e comunicare valore. Possono rientrare. Non una gara di follower, ma contenuti creati e condivisi con autorevolezza, linguaggio, coerenza e continuità.

E acquistano uno spazio autonomo le Insegne Storiche, perché continuità non significa immobilità: durare è interessante quando significa riuscire a conservare identità mentre il contesto cambia.

La notorietà non è un parametro

C’è un principio che attraversa l’intero impianto. Essere famosi non è un criterio di selezione. La visibilità può essere conseguenza di un lavoro eccellente, ma non può sostituirlo. Allo stesso modo, una realtà meno esposta non parte con un punto in meno.

Quality First vuole osservare ciò che accade realmente dietro un’insegna: la proposta, la competenza, il servizio, il lavoro quotidiano, la coerenza e la capacità di generare valore. La comunicazione conta quando riesce a raccontare quella sostanza, non quando tenta di prenderne il posto.

Un riconoscimento regionale. Con lo sguardo aperto sul Lazio.

Quality First ha una dimensione regionale. L’edizione 2027 vuole accentuare questa vocazione attraverso un lavoro di scouting che guardi con attenzione all’intero Lazio, affiancando alla ricerca diretta segnalazioni qualificate e il confronto con professionisti capaci di conoscere da vicino territori e settori differenti.

Roma resta inevitabilmente uno dei grandi laboratori gastronomici della regione. La sfida è costruire una mappa capace di intercettare valore anche dove arriva meno rumore mediatico e di affiancare alle insegne già autorevoli realtà che meritano di entrare nel campo visivo.

Selezionare prima di celebrare

Il metodo di lavoro si articola attraverso mappatura, verifica, selezione e valorizzazione: ricerca e segnalazioni qualificate, analisi delle realtà, applicazione dei criteri pertinenti e, solo alla fine, attribuzione del riconoscimento. Per ogni categoria potranno essere individuate fino a dieci realtà. Non esiste la necessità di riempire una casella né di arrivare a un numero prestabilito. E, tra le insegne riconosciute, non ci sarà una graduatoria.

“Mi avvicino a Quality First con occhi nuovi. Ho riscritto categorie e criteri per rendere il riconoscimento più aderente a ciò che oggi significa qualità, e sto lavorando molto sulle province, perché mi piacerebbe che accanto ai “mostri sacri” trovassero spazio anche insegne meritevoli in attesa dei giusti riflettori. Non cerco nomi nuovi per principio, né nomi noti per abitudine: cerco realtà che abbiano davvero qualcosa da dire, e ragioni solide per essere conosciute e riconosciute.”

Sara De Bellis, curatrice Quality First 2027

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