Dall’EUR a via Veneto, passando per il Teatro dell’Opera: il gruppo continua a crescere tra nuove aperture, recuperi e ampliamenti. Allo Shangri La arrivano 280 camere, suite e un nuovo polo ristorativo con piscina.
di Sara De Bellis

Dalla passeggiata umbertina di via Veneto alla Roma razionalista dell’EUR, fino all’area del Teatro dell’Opera: la geografia di OMNIA Hotels attraversa quartieri che appartengono a stagioni molto diverse della Capitale.
Prati, Fleming, Nomentana, Castro Pretorio completano una mappa che oggi conta otto alberghi e che permette di leggere la crescita del gruppo da una prospettiva meno scontata: non soltanto nuovi indirizzi, ma edifici recuperati, strutture ampliate e funzioni che cambiano insieme alla città. Il portfolio comprende oggi Donna Laura Palace, Grand Hotel Fleming, Santa Costanza, Rose Garden Palace, St. Martin, Hotel Imperiale, il nuovo Aria Palace e Shangri La Roma,.
Il capitolo più recente si scrive all’EUR, quartiere nato dal progetto dell’Esposizione Universale del 1942 e diventato nel dopoguerra uno dei principali poli direzionali della città. Qui lo Shangri La Roma sta cambiando scala. Una nuova palazzina appena completata porta la capacità ricettiva a 280 camere e suite; nella stessa area è prevista l’apertura al pubblico di un polo dedicato alla ristorazione, articolato tra bar, ristorante, grill e privé, con spazio esterno e piscina.

Dopo la realizzazione del centro congressi – tredici sale e complessivamente 1.800 metri quadrati dedicati al meeting – il nuovo intervento rende ancora più evidente una trasformazione dell’hotel verso una struttura capace di lavorare su pubblici e tempi differenti: soggiorno, business, ristorazione, incontro, tempo libero.
Ed è probabilmente proprio qui che il percorso di OMNIA si legge meglio: non soltanto più camere, ma più ragioni per vivere un albergo, anche senza dormirci.
Su via Veneto, l’Hotel Imperiale occupa un edificio ottocentesco profondamente restaurato nel 2025. Il riferimento temporale non è secondario. La strada nasce nel 1894 come grande passeggiata della nuova Roma umbertina, destinata presto a diventare l’asse del quartiere elegante della Capitale, tra palazzi, caffè, ristoranti e grandi alberghi. Molti decenni dopo sarebbe diventata la scena internazionale de La Dolce Vita, quella delle star hollywoodiane, dei tavoli dei café e dei paparazzi fissata definitivamente nell’immaginario da Fellini.

Poco distante, in via Boncompagni, anche il Rose Garden Palace è stato completamente rinnovato dopo l’acquisizione. L’edificio appartiene allo stesso quadrante urbano cresciuto tra fine Ottocento e Novecento attorno a Villa Borghese e a quella via Veneto che negli anni Cinquanta e Sessanta avrebbe trasformato alberghi, ristoranti e locali in parte integrante della scena mondana romana. Il Rose Garden conserva questa relazione con il quartiere, ma la aggiorna attraverso un’offerta contemporanea che comprende anche ristorazione, giardino e spazi meeting.
La logica cambia ancora con l’Hotel St. Martin, tra la Biblioteca Nazionale e Piazza Indipendenza. Qui non si recupera una precedente struttura alberghiera: un edificio destinato a uffici è stato integralmente trasformato in un quattro stelle. È forse l’esempio più netto di cosa significhi attribuire una nuova funzione a un immobile esistente.

Anche la posizione aggiunge un livello alla storia: siamo nel quadrante delle Terme di Diocleziano, il più grande complesso termale della Roma antica, costruito tra il 298 e il 306 d.C., e di quella Roma di fine Ottocento che, con Termini e Piazza della Repubblica, avrebbe assunto un ruolo decisivo nella costruzione della nuova capitale.
Poi c’è l’Aria Palace, il più recente tra gli indirizzi del gruppo. È accanto al Teatro dell’Opera, in via Torino, e nasce dalla ristrutturazione di un edificio storico, completamente rinnovato nel 2026. Qui il rapporto con il luogo diventa dichiaratamente parte del progetto: l’hotel guarda al mondo dell’opera anche nel linguaggio degli interni e nei nomi degli ambienti.
Del resto il vicino Teatro Costanzi – oggi Teatro dell’Opera – appartiene alla storia della Roma diventata Capitale: inaugurato nel 1880, fu costruito per volontà dell’imprenditore Domenico Costanzi e progettato da Achille Sfondrini, prima di attraversare successive trasformazioni fino agli interventi di Marcello Piacentini.
Il nuovo Aria Palace si inserisce quindi in un’area che ha nella musica una parte precisa della propria identità, e ne riprende esplicitamente il lessico: dal foyer della lobby alle sale Puccini e Verdi, fino al futuro Terrace Allegro Restaurant e al Roof Dome Pool Bar.
A questo punto gli otto indirizzi cominciano a raccontare qualcosa di più di un’espansione alberghiera. Nuova costruzione, recupero, riconversione, ristrutturazione, ampliamento: OMNIA non applica alla città una formula unica, ma lavora su immobili e quartieri differenti cercando ogni volta una strada compatibile con ciò che esiste.
“Il nostro obiettivo non è semplicemente aumentare il numero delle strutture, ma continuare a far crescere il valore di ciò che abbiamo costruito”, spiega Francesco Lazzarini, CEO di OMNIA Hotels.
Ed è proprio il rapporto tra valore immobiliare, identità dei luoghi e nuove funzioni dell’ospitalità a rendere interessante il percorso. Lo Shangri La, oggi, è il cantiere in cui questa evoluzione diventa più visibile: prima il congressuale, poi le nuove camere, presto ristorazione e piscina. Un’evoluzione che racconta bene come stia cambiando anche il ruolo dell’hotellerie urbana: non più soltanto presidio ricettivo, ma parte attiva della trasformazione dei quartieri, dei servizi e dei modi di vivere la città.
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