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Pinònero Experience: annate a confronto
Contadi Castaldi firma un viaggio nel tempo del Pinot Nero in Franciacorta.
di Adua Villa
C’è un tempo che scorre silenzioso dentro ogni bottiglia. Un tempo che non si misura solo in anni, ma in dettagli: il sudore della vendemmia, la mano di un enologo, il racconto di una scelta. È questo tempo che abbiamo attraversato nella Pinònero Experience firmata Contadi Castaldi, una degustazione verticale guidata dalla voce colta e appassionata di Chiara Giovoni, affiancata dall’enologo Gianluca Uccelli, artefice silenzioso di queste etichette sorprendenti.
Una degustazione riservata, ma non esclusiva: aperta a chi ha voglia di capire, confrontarsi, assaggiare il vino per ciò che è davvero – un’espressione viva di un territorio, di una visione, di un’idea che evolve nel tempo.
Parlare di Pinot Nero in Franciacorta non è mai stato semplice. Terra di Chardonnay per vocazione, questa zona non ha accolto da subito con entusiasmo la sfida di un vitigno che, all’epoca, si lavorava più spesso in rosso. Quando nel 2009 Contadi Castaldi inizia a esplorare l’idea di un Brut Nature 100% Pinot Nero, le perplessità erano molte. Le vigne erano poche (solo 5 ettari), la produzione minima, l’esperienza tutta da scrivere.
Profondità, eleganza e coerenza
Eppure, con la prima annata nel 2011, nasce qualcosa di inedito: un Metodo Classico che non vuole stupire con effetti speciali, ma con profondità, eleganza e coerenza. È un vino tecnico e raffinato, che da allora rappresenta un unicum nella produzione di Contadi Castaldi. Un progetto nato da un’intuizione visionaria di Vittorio Moretti e portato avanti con pazienza e rispetto.
A far da filo conduttore a questa degustazione, un’intuizione interessante: le annate in degustazione erano tutte dispari – 2011, 2013, 2015, 2017 – scelte non a caso. In Franciacorta, infatti, è stato notato che proprio le annate dispari, per andamento climatico, sono spesso più asciutte, più stabili, con primavere migliori e maturazioni fenoliche più complete. E il Pinot Nero, per esprimersi al meglio in spumantizzazione, ha bisogno proprio di questo: maturità tecnica e aromatica che viaggino insieme.
La Franciacorta POP
Contadi Castaldi – ricordano sia Giovoni che Uccelli – è la Franciacorta POP, quella che osa con libertà e che sceglie un linguaggio accessibile senza rinunciare alla profondità. «Vogliamo parlare a un pubblico giovane, curioso, ma soprattutto educarlo alla qualità», ha sottolineato Uccelli. E lo fa proprio con etichette come questa, che sfidano il tempo e restituiscono emozione, anche a distanza di dieci, quindici anni.
Il suo lavoro non segue una ricetta fissa. Ogni annata è un progetto nuovo, una fotografia di stagione che chiede sensibilità, non automatismo. «L’obiettivo non è stupire, ma resistere», spiega. E poi, magari, sorprendere. Senza cercarlo a tutti i costi.
La Pinònero Experience non è stata solo una verticale tecnica. È stata una lezione di ascolto, una restituzione di tempo e artigianalità, un invito a pensare alla bollicina non come a un intermezzo frivolo, ma come a una narrazione verticale di ciò che siamo stati, e che vogliamo essere.
Con il Pinot Nero di Contadi Castaldi abbiamo capito che il futuro, a volte, è già nel bicchiere. basta avere il tempo (e l’animo) per sentirlo.
La nostra degustazione
2011 – La madre di tutte le promesse
È l’annata pioniera, la prima ad essere vinificata in questa visione. Sboccatura originale, lieviti ancora vivi, che hanno agito da antiossidanti naturali. Il naso è profondo, con note di chinotto, mela golden e cotogna. In bocca, eleganza e stratificazione, con una componente materica che dà masticazione, e un finale amarognolo di grande fascino. Un vino che oggi mostra cosa accade a una bollicina quando invecchia bene.
2013 – La bomba gentile
Annata fredda, ma perfettamente riuscita. La bolla è fine e decisa, la freschezza domina, sostenuta da una sapidità intrigante. Note erbacee leggere, finale che regala pesca bianca. È una di quelle bottiglie che, una volta iniziata, si finisce senza accorgersene. E non per leggerezza, ma per equilibrio. Il mio consiglio: se ne trovate in giro: apritele!
2015 – Equilibrio e freschezza da manuale
A dieci anni dalla vendemmia, mostra ancora una beva croccante, quasi disarmante. In bocca si riconosce una mela campagnola, piccola, succosa, rustica nel senso più nobile del termine. Spunta anche del ribes rosso. È l’annata più lineare, quella che mette d’accordo tutti. Una sintesi felice tra tecnica e naturalezza.
2017 – La svolta della pressatura
Qui arriva il cambiamento tecnico più radicale. Grazie a una nuova modalità di pressatura, l’uva viene trattata in appena 17 minuti, senza stress. Il risultato? Un vino con una acidità vibrante, una nota agrumata da pompelmo rosa, e un fondo amaricante di grande eleganza. È l’annata che segna un prima e un dopo nella gestione dell’uva in cantina. L’abbinabilità gastronomica diventa altissima.