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Promesse da chef: a Festa a Vico il futuro della cucina si serve ora

di Adua Villa

20 giugno 2025

Gennaro Esposito ha ospitato a Torre del Saracino tredici giovani cuochi provenienti da tutta Italia per l’evento “Una Promessa è una Promessa”, dedicato alle nuove generazioni della ristorazione

C’è una cucina che torna a essere gesto, relazione, promessa. Una cucina che non vive solo nei piatti perfetti, ma nella voglia di raccontarsi, di stare insieme, di costruire qualcosa che duri. “Festa a Vico è un evento costruito sulle persone, sulle individualità, ma soprattutto sul grande gruppo della cucina del nostro Paese. È stato emozionante vivere gli abbracci tra gli chef durante le serate, quella fratellanza profonda che unisce chi condivide la stessa passione e visione” ha dichiarato Gennaro Esposito, ideatore della manifestazione giunta alla XXII edizione, sottolineando lo spirito unico che da sempre anima l’iniziativa. Una frase che suona come una dedica collettiva. Ai giovani che credono nel mestiere, a chi ha fatto della cucina la propria strada, a chi – anche solo per una sera -ha sentito di appartenere a qualcosa di più grande di un piatto ben riuscito.

Questo è lo spirito che abbiamo respirato a Festa a Vico 2025, in particolare durante l’evento speciale “Una Promessa è una Promessa”, voluto e guidato da Gennaro Esposito, che ha aperto le porte del suo Torre del Saracino a 13 giovani chef provenienti da tutta Italia. Un pranzo condiviso, simbolico, concreto. Non una vetrina, ma un passaggio di testimone. Ogni chef ha presentato un piatto capace di rappresentarlo nella sua identità, nella sua ricerca e nella sua visione del mondo. “L’obiettivo era dare voce a chi oggi scrive le prime pagine del proprio percorso – ha raccontato Esposito – . Questi ragazzi hanno una passione incontenibile”. Sul tavolo, piatti profondi e creativi. Nomi e ingredienti che non cercano l’effetto, ma l’anima. Ed eccoli, uno per uno, chef e piatti di “Una Promessa è una Promessa”:

Andrea Astolfi (Convivial Ristorante)Coniglio leprino viterbese, foglie di fico, cipollotto, yogurt di pecora aromatizzato alle erbe

Francesca Barone (Fattoria delle Torri)“Pastratedda”, mandorle, limone e polvere di salicornia

Anisia Cafiero e Pasquale De Biase (Ausa Ristorante)Scarola, fagioli e limone

Manuel Castillo (La Ca’ di Sass)Toast di anguilla alla brace

Gianluca Durillo (La Rotta Cucina e Ristoro)Battuto di pecora cicoria, brodetto e genziana

Simone Falsaperla e David Fiordigiglio (Mano Ristorante)Pasta, piselli, fuoco e brace

Fernando Forino (Osteria Arborina)Tubetti verdi al prezzemolo, anguilla e bacon

Andrea Fugnanesi (Stua da legn – alta cucina vegetale)Abbraccio di cipolla

Andrea Giacchini (Ristorante Essentia)Minestrone tiepido al pesto

Andrew Lunardi (LEMELÆ)Tagliolino con corteccia, pino silvestre, abete, germano reale

Sabrina Macrì (Bistrò Aimo e Nadia)Agnello confit in crespella di ceci con pecorino, puntarelle e salsa agropiccante

Michela Quaglio (Between Ristorante)Animella di cuore di vitello, Salsa Okonomiyak e insalatina ai mirtilli

Andrea Serafini (Casa Serafini)Cappello del prete di anatra, formaggio stagionato bordona bio ed erbe spontanee

Le voci di alcuni protagonisti
Non solo piatti: abbiamo chiesto ad alcuni di loro cosa significhi oggi fare questo mestiere. Cosa cambierebbero, cosa vorrebbero lasciare, cosa sperano.

Andrea Serafini
“Non cambierei nulla. Questo lavoro mi rappresenta. Ma sento forte la responsabilità di valorizzare il buono, il pulito, l’artigianalità. Cerco di dare spazio alle piccole realtà, ai sapori meno convenzionali, alle componenti acido/amare che prevalgono nei miei piatti. Voglio offrire esperienze vere, anche spiazzanti, ma autentiche”.

Andrea Serafini

Andrea Astolfi
“Ci vorrebbe più unione. Basta gare. Serve coesione, anche a livello nazionale. Io faccio questo lavoro per far star bene le persone. E se c’è un piatto che mi rappresenta, è l’orzo. Un risotto antico, ma fatto come nuovo. È il mio piatto da battaglia”.

Andrea Astolfi

Sabrina Macrì
“Voglio che chi viene da noi si porti via un ricordo, non solo un gusto. Quando un cliente ti chiede: ‘Me la rifai quella cosa di quella volta?’ capisci che hai lasciato qualcosa. E questo è bellissimo”.

Sabrina Macrì

Anisia Cafiero e Pasquale De Biase
“Cambieremmo solo una cosa: il tempo. Per crescere, riflettere, condividere. La sostenibilità è una parola abusata. Noi preferiamo parlare di rispetto. Ogni gesto ha un impatto. Per noi, questa è la vera cura”.

Pasquale De Biase e Anisia Cafiero

Michela Quaglio
“Lavoro con mia madre e mio marito. La mia cucina è aperta: vedo la gente, le reazioni, le emozioni. Voglio che si ricordino quanto sono stati bene. Il resto viene da sé”.

Michela Quaglio

Andrea Fugnanesi
“Noi giovani abbiamo una libertà espressiva che ci è stata lasciata. Ma ora dobbiamo restituirla con qualità. Non è il cliente che deve cambiare, ma tutto il comparto: aiuto cuochi, camerieri, brigate. Bisogna crederci, insieme”.

Andrea Fugnanesi